di Ginevra Poerio, IV H

Tutti possono vederli avvolti nel silenzio di una sala bianca.

Tutti possono vedere i due amanti di marmo stretti nel loro perenne abbraccio.

I visitatori li guardano e sorridono.

Apprezzano il realismo delle figure e si commuovono davanti alla pietra che non è fredda ma calda d’amore.

Quasi nessuno, però, legge lo struggimento negli occhi degli amanti, che hanno i visi che quasi si sfiorano ma le loro labbra non riescono a toccarsi.

Non possono fare altro che guardarsi tra loro, bloccati dal marmo solido che li limita ma gli dà anche la vita.

Ogni giorno gli amanti sono sempre lì, esposti, i corpi uniti ma i volti perennemente divisi.

Poi però arriva il tramonto e il sole scende velocemente lasciando il posto alla luna, luminosa e bianca.

La sala è vuota e immersa nell’oscurità.

L’unica piccola luce viene dalla finestra e rischiara appena i volti fatti di pietra degli amanti.

Poi accade qualcosa.

Il marmo si ammorbidisce e la vita invade i loro corpi.

I due amanti scendono dal loro piedistallo tenendosi per mano.

Sempre con le mani intrecciate ballano per la sala, sono così leggiadri che i loro piedi sembrano non toccare terra.

I loro occhi sono sempre immersi in quelli dell’altro ma hanno un’espressione più viva, forse più felice.

I loro visi non si limitano solamente a sfiorarsi ma finalmente riescono a raggiungersi e le loro labbra si sovrappongono.

E rimangono così tutta la notte.

Sono liberi di ballare, sono liberi di amarsi.

Il loro ballo finisce con l’arrivo del giorno.

I due amanti tornano al loro posto e da lontano già odono i primi passi dei visitatori o di un custode.

I loro visi sono di nuovo troppo distanti.

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