Photo credit: Sofia Liverani
di Sofia Liverani, III F
“LISTA STUPRI”.
Un brivido d’orrore.
“LISTA STUPRI”.
Un boato di voci di ragazze inferocite.
Non si tratta di un nome anonimo, di quelli che possono indicare tante persone; un elenco di nomi e di cognomi testimonia una consapevolezza precisa di chi prende di mira. Non importa cosa rappresentino per la comunità scolastica, se sono parte di liste candidate, del gruppo di teatro o di chissà quale altro gruppo; non importa da che famiglia o da che quartiere vengano; non importa quali siano le loro idee o come si presentino. Non importa. Sono ragazze. Persone. Non sono corpi etichettati con un nome. Sono individui dotati di coscienza indipendente. Persone con interessi, amici, passioni. Ragazze con una mente che pensa.
È ridicola la codardia di scrivere una tale minaccia nel bagno maschile, in cui le ragazze nominate non possono entrare, ma ancor più ridicolo è che non si tratta nemmeno di una minaccia. Se lo fosse, il colpevole si sarebbe curato di aver fatto arrivare il messaggio alle vittime, invece di nasconderlo — e nascondere la mano dopo aver lanciato la pietra. È un mero e bassissimo gesto dal quale crede di essere elevato, un occhio strizzato a quegli altri ragazzi che ridono di queste cose, non rendendosi conto della sua gravità. Immaginare quelle ragazze sotto il loro controllo, io immagino, li fa sentire forti, grandi, così come il poter decidere cosa fare di loro, il ridurle a corpi da afferrare e con cui giocare. Ma non è tutto qui.
Leggi nome per nome, e a ognuno rabbrividisci. Ma poi arrivi in fondo. Non sono solo ragazze: nella lista c’è anche il nome di un ragazzo. Questa non è mera sessualizzazione. Non è solo oggettificazione. È umiliazione pura, e il vedere nei giovani la violenza con cui ciò si concretizza è la cosa che lascia più senza parole.