Photo credit: Sofia Liverani

Riportiamo di seguito alcuni discorsi tra quelli che sono stati pronunciati durante l’assemblea straordinaria tenutasi in cortile.


“Lista stupri”. È quello che è stato ritrovato ieri nel bagno dei maschi al secondo piano e che oggi è stato rimosso. Seguita a questa scritta, una serie di nomi di persone, compagne e compagni di classe, sorelle e fratelli, figlie e figli, ma soprattutto, esseri umani. ESSERI UMANI. Questo è il risultato della cultura che è da sempre stata portata avanti e che da pochi anni è stata cercata di eliminare, ma a quanto pare non è bastato. È la mera oggettificazione della donna, della persona, che diventa uno strumento sessuale e perde la sua umanità. Lo stupro è un atto gravissimo: distrugge la persona, deumanizzandola e rendendola al pari di un oggetto non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente perché il volere di quella persona non viene rispettato e considerato; si continua a “scherzare” su questa cosa terribile come se fosse un tema leggero. Niente è più doloroso di essere costretti a subire violenze fisiche, psicologiche, ma è soprattutto terrificante sentirsi dire “eh, ma non dovevi vestirti in questo modo…”….sono scioccata da come una cosa del genere possa essere normalizzata. Io, in quanto essere umano, libero, LIBERO, ho tutta la libertà di vestirmi come mi pare in quanto IO ho voglia di farlo. Non voglio più sentire una cosa del genere. Non voglio più sentire che è colpa mia se mi stuprano, se mi molestano, se mi insultano. Non è una questione su il come mi vesto, ma su come vengo considerata, e sono stanca di essere vista come un MERO OGGETTO. SONO UNA PERSONA, SONO LIBERA, SONO STANCA DI DOVER ESSERE GUARDATA, INSULTATA, MOLESTATA SOLO PERCHÉ SONO UNA DONNA. Io sono stanca di piangere davanti alle violenze. Io sono arrabbiata, e spero lo siate tutti voi.


Ciao a tutti e a tutte.

Vorrei parlare direttamente ai ragazzi che hanno scritto quello scempio sulle mura dei bagno. Vi sentite forti? Vi sentite grandi? Così grandi da aver fatto quello che non dovevate senza nessuna ripercussione? Forse anche ridendo, mentre scrivevate i nomi di tutte quelle ragazze.

Ma sorge una domanda: che cos’è che vi fa ridere? Che cos’è che vi fa sentire così forti e intoccabili da ridere di violenze che le donne subiscono tutti i giorni?

È grave quello che avete scritto, tanto quanto la leggerezza con cui lo avete fatto – e non mi riferisco al ragazzo che ha scritto direttamente, ma anche a tutti quelli che lo hanno appoggiato, che gli hanno detto: “sì, va bene, continua”, o che semplicemente non hanno parlato.

Perché lui sì, è un compagno, un amico, un fratello di qualcuno, ma è anche solo l’ennesima prova della cultura maschilista e dell’oppressione che ne consegue. Questi ragazzi si sono sentiti legittimati nello scrivere i nostri nomi in quella lista, riducendo me e altre sette ragazze a oggetto, a mero scherzo, usando la leggerezza con cui si farebbe una lista della spesa.

Loro non sanno cosa significhi uscire di casa e avere la costante paura che possa accaderti qualcosa, non sanno cosa siano i commenti inopportuni, lo stalking, l’avere paura… ma le ragazze sì. E io voglio che almeno a scuola questa paura non ci sia.

Questo è un gesto sopra alla quale non si passerà, non solo la scuola, come ben spero, ma anche tutte le studentesse e gli studenti del Giulio Cesare.

A chi ha scritto quei nomi io dico: verognatevi, perché è l’unica cosa che potete fare adesso.

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