Photo credit: Sofia Liverani
di Emma Poccia, III F
La “ lista stupri”, scritta con un pennarello rosso, all’interno del bagno dei maschi del secondo piano del nostro liceo ha scosso l’intera comunità scolastica e l’intero paese in questi giorni. Un gesto tanto improvviso, a due giorni dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, quanto violento. La preside ha denunciato l’accaduto come “inaccettabile”, mentre studenti e studentesse in un flashmob avvenuto venerdì scorso hanno voluto manifestare per esprimere la solidarietà e il disgusto nei confronti di questo atto violento. Anche il Ministro dell Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha denunciato l’accaduto come “fatto grave che va sanzionato”. Ma questo episodio non è solamente un atto vandalico: è il sintomo di una problematica più profonda, culturale e relazionale. Dietro questo elenco disgustoso c’è molto più di un gesto isolato, infatti è la dimostrazione vera e propria di una realtà in cui viene normalizzato il concetto di violenza sessuale perpecepita da taluni come goliardia e come modalità di denigrazione nei confronti soprattutto delle ragazze. Mancano i mezzi e gli strumenti che possano far comprendere ai ragazzi e alle ragazze la consapevolezza del peso della violenza e del sessismo. Ma soprattutto manca un percorso di educazione sessuale ed affettiva nelle scuole. In Italia questo termine viene ridotto all’idea di “ lezioni di sesso”. In realtà, nei paesi dove risulta come materia scolastica obbligatoria, l’educazione sessuo- affettiva include il funzionamento del corpo e della sessualità, il tema del consenso e della comunicazione nellee relazioni, il rispetto delle differenze e dei limiti dell’ altro, la gestione delle emozioni e dei conflitti, la prevenzione della violenza di genere e delle dinamiche tossiche, l’uso responsabile dei media digitali e la compresione dei rischi legati all’esposizione alla pornografia in età precoce. È un percorso graduale, legato all’ età e allo sviluppo cognitivo. Senza questo tipo di educazione, gli adolescenti si formano attraveso altre fonti come ad esempio la pornografia, i social network (dove possono circolare contenuti maschilisti e sessisti), le chat di gruppo (dove vengono condivise immagini, commenti e linguaggi senza filtri; celebre il caso del gruppo Facebook “Mia moglie“ dove si condividevano foto intime di donne inconsapevoli), coetanei (che a loro volta a volte si basano su informazioni distorte). Questi contenuti rendono difficile distinguere ciò che è reale da ciò che viene distorto e la scuola, se non interviene, resta tagliata fuori dal terreno su cui gli studenti costruiscono la loro idea di intimità, rispetto e potere.L’Italia è tra i pochi paesi europei a non avere nel programma scolastico l’educazione sessuale ed affettiva come materia obbligatoria. Ogni scuola decide se affrontare il tema, spesso con progetti esterni e occasionali. In Europa invece la situazione è differente: in Svezia, Danimarca, Finlandia e Olanda l’educazione sessuale ed affettiva è obbligatoria fin dalla scuola primaria. In Spagna e in Francia, queste lezioni includono la prevenzione della violenza e la parità di genere. Studi internazionali confermano che l’educazione sessuo-affettiva riduce la violenza di genere, promuove il rispetto. Ignorarla significa lasciare noi ragazzi all’esposizione di dinamiche tossiche e stereotipi di genere. Nei mesi scorsi il ministro Valditara ha redatto una proposta di legge che interviene sulle attività legate all’educazione affettiva nelle scuole. Il disegno di legge prevede il consenso scritto dei genitori per ogni attività che riguardi l’affettività, la sessualità e il rispetto nelle relazioni, il divieto di attività su questo tema nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, procedure più rigide per l’ingresso di esperti esterni e la presenza obbligatoria del docente durante ogni intervento di specialisti. Secondo il ministro queste norme garantiscono trasparenza e tutela delle famiglie. Questo episodio evidenzia il divario tra ciò che gli adolescenti vivono quotidianamente, ovvero un accesso illimitato a dei contenuti e a dei modelli che influenzano il modo in cui vedono il corpo, le relazioni e il sesso, e i mezzi che la scuola ad oggi è in grado di offrire. Ciò che è avvenuto nel nostro liceo contribuisce a sottolineare questo grande problema: la necessità di definire chiaramente quale ruolo debba avere l’istruzione scolastica nei confronti dell’educazione sessuale ed affettiva degli studenti.