di Francesca Spallina, I F
Un uomo si avvicina a un gruppo di ragazzi e chiede loro: “Che squadra tifate?”. Dal gruppo si alzano urla e schiamazzi “Io Roma”, “Io Lazio”, gridano i ragazzi. “Invece in che fazione politica vi riconoscete?”, continua l’uomo. “Io destra”, “Io sinistra”, si sente di nuovo urlare. Nel gruppo nasce una concitata discussione: “Che schifo la Lazio”, “Che schifo Trump”, “Che schifo Fratoianni”. Un ragazzo ricorda il clamoroso goal di Meloni alla Champions League del 2017. Ah no, forse quello era stato Dybala. Un altro parla di quella volta in cui gli stadi per la partita Roma-Lazio erano quasi vuoti. Ah no, forse quelli erano i seggi elettorali quando si doveva votare per il referendum dell’ 8-9 giugno. Boh vabbè, forza Lazio e forza Trump, continuiamo a fare quello che stavamo facendo prima. L’uomo se ne va e il gruppo torna alle sue normali attività.
La politica è diventata una becera tifoseria. Le persone non credono più in valori e ideali, ma in un partito, anzi, spesso in un singolo candidato. Meloni è diventata la nuova Totti. Ci si identifica in un gruppo politico e lo si difende a spada tratta, nonostante la storia e le attività del gruppo prese in considerazione. Lo si difende perché è il proprio partito del cuore e merita amore incondizionato, così come lo merita la propria squadra di calcio. Alla fine a chi è che non piacciono i cori, il senso di appartenenza, gli abbracci quando la Juve vince la partita. A chi è che non piacciono le prese in giro scherzose fra amici quando c’è il derby. Ma sì dai, trasliamo tutto questo anche nella vita politica.
Il problema è che il partito che vince le elezioni non riceve una coppa di plastica dorata, ma un intero Paese. Gli stipendi che prendono i nostri genitori, le frequenza dei controlli di Polizia e il modo in cui funziona il nostro sistema scolastico dipendono tutti dal “partito di calcio” che decidiamo di eleggere. In gioco non c’è la gloria di una medaglia vinta, ma la vita delle persone. Tifare la Roma non andando allo stadio o non sapendo quanti scudetti ha vinto quest’ultima, non fa male a nessuno. Ci si diverte e il peggio che può succedere è che i giocatori perdano la Champions. Sostenere e votare un partito politico senza conoscere come è nato e le riforme che ha fatto, invece, porta a conseguenze disastrose. In questo caso la cosa peggiore che può succedere sono guerre, persone deportate e stipendi miseri.
L’assenza di coscienza politica e il divertimento come valore unico e assoluto, che portano all’idolatrazione irresponsabile e incondizionata degli individui nei confronti dei partiti, si traduce in un fenomeno ben preciso: la vittoria del più forte. Viene eletto chi si presenta come il più spiritoso e il più squalo. Così come il ragazzino della Liguria non tifa Genoa ma Milan perché vuole sentirsi parte del gruppo dei forti, le persone non votano i candidati più onesti o più preparati, ma quelli che si mostrano come i vincenti. Non abbiamo coscienza politica e la conseguenza è che ci facciamo abbindolare da megalomani che usano come strumento di consenso la propaganda discriminatoria che mira a svilire e ridicolizzare i nemici comuni. Così al potere ci ritroviamo degli squali che spadroneggiano e calpestano tutto quello che gli si para davanti.
Detto questo, vado a vedere la tv. Oggi c’è il debutto di Salvini come attaccante dell’Inter.