Prosegue anche in questa edizione de “Le idi di…” la rubrica dal titolo “Una recensione al mese”, che la redazione studentesca del giornalino della scuola gentilmente offre ai professori della Commissione Biblioteca perché suggeriscano la lettura di un libro per loro particolarmente caro o d’interesse. I libri che saranno suggeriti sono già in possesso della nostra biblioteca. Questo mese è il turno della professoressa Francesca Vennarucci con la recensione di Piccole cose da nulla?, romanzo di Claire Keegan pubblicato nel 2021.


Irlanda, 1985. È quasi Natale e il piccolo paese si prepara alla festa, ma non Bill Furlong, che è sempre in giro tra fattorie e villaggi con il suo camion per consegnare legna, torba e carbone: si annuncia un gran freddo e le persone non vogliono rischiare di restare al gelo per Natale. Furlong non si lamenta, anzi, è felice di lavorare più del dovuto, perché i soldi non bastano mai quando si hanno cinque figlie ancora piccole. 

La routine della sua vita semplice, ma piena di tante piccole cose cui cercare di dare un senso, si inceppa il giorno in cui apre una porta che non avrebbe dovuto aprire, forse. Nel consegnare la legna alle suore del Buon Pastore, scopre un gruppo di ragazze prive di scarpe, con l’aspetto malato e trasandato, vestite con orribili camicioni grigi intente a strofinare con tutta la forza possibile il pavimento. Una di loro si avvicina e chiede aiuto: vuole essere portata al fiume, per uccidersi. Furlong comprende allora che è vero ciò che aveva sentito dire: le ragazze dell’istituto correzionale gestito dalle suere non si trovano lì per ricevere un’istruzione, ma per essere sfruttate per lavori di bassa manovalanza: non solo pulire, ma anche gestire una grandissima lavanderia, attiva senza sosta, che ha fama di restituire i panni come nuovi. 

Questi istituti, noti come “Case della madre e del bambino” o come “Magdalene Laundries”, sono rimasti attivi in Irlanda fino a metà degli anni Novanta ed erano gestiti e finanziati dalla chiesa cattolica col benestare dello Stato irlandese. Vi erano rinchiuse, tenute prigioniere e brutalmente sfruttate, spesso con il consenso delle famiglie, giovani donne vittime di violenza sessuale o ragazze madri, cui venivano sottratti i bambini, dati in adozione o uccisi.

Il romanzo di Claire Keegan, da cui è stato tratto anche un film con protagonista Cillian Murphy, esplora, in modo asciutto e privo di sentimentalismi, i mutamenti che l’incontro con questa realtà provoca nell’animo di un uomo che ha cinque figlie e che è stato a sua volta cresciuto da una madre putativa. Furlong per anni ha nutrito il desiderio segreto di scoprire chi fosse suo padre: l’uomo che aveva avuto una relazione con la giovane domestica, sua madre, e che era sparito lasciandola sola e incinta, accolta dal buon cuore di una vedova. Furlong non riuscirà a sapere nulla su suo padre, ma deciderà di non replicare la sua egoistica condotta e di farsi lui compiutamente padre, non solo delle sue figlie…

Un libro che si legge d’un fiato e che non fa sconti, non si volta dall’altra parte, proprio come il suo protagonista e che ci invita all’azione, a prenderci cura, ad ascoltare la voce della nostra coscienza, perché è da piccole cose come queste che nasce il cambiamento: «mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci si aiutava l’uno con l’altro. Era possibile tirare avanti per anni, decenni, una vita intera senza avere per una volta il coraggio di andare contro le cose com’erano e continuare a dirsi cristiani, a guardarsi allo specchio?»

Claire Keegan, Piccole cose da nulla, Einaudi, 2022

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