di Ginevra Labonia, V I

La mia esperienza con il libro “I Convitati di Pietra” è iniziata quando la professoressa Morigine mi ha chiesto di leggere il libro di Michele Mari e di partecipare ad un incontro a scuola con l’associazione ex alunni in occasione della Notte del liceo classico. Sono stata molto incuriosita dall’idea, soprattutto perchè mi era capitato di leggere alcuni articoli sul libro candidato al premio Strega 2026 che avevano suscitato il mio interesse. Ho accettato quindi con entusiasmo. Il libro ha rispettato in pieno le mie aspettative. 

La storia si sviluppa attorno ad un gioco a cui partecipano gli ex compagni di una classe di un liceo di Milano, che decidono di formare un montepremi con una cifra che ogni anno ciascuno di loro versa durante la cena puntualmente organizzata e che alla fine verrà assegnata ai tre componenti della classe sopravvissuti a tutti gli altri.

Il fulcro del romanzo consiste nel desiderio persistente dei partecipanti allo strano gioco di aggiudicarsi  il premio finale. Ho letto il libro con l’esperienza di una ragazza di 15 anni, cercando di cogliere consigli utili per la vita. All’inizio della lettura mi sono trovata un po’ spiazzata; poi ho immaginato di essere un nuovo compagno della classe ed è stato divertente immaginare i volti, il carattere, le aspettative, i sogni dei personaggi. Scorrendo le pagine, inoltre, ho cercato di rivivere la vita dei 30 ex liceali, partendo dalla giovinezza del 1975 sino all’età adulta ed alla vecchiaia. All’inizio della storia i rapporti tra gli ex compagni sono caratterizzati dall’amicizia, un sentimento che li lega facendo ricordare loro tutti i bei momenti trascorsi a scuola. Successivamente l’amicizia scompare, lasciando il posto all’egoismo, alla brama di vittoria, alla competizione tra i partecipanti al gioco che li induce a continui scontri, a progettare omicidi, a gioire della morte degli altri, anche dei suicidi. I personaggi vengono accecati dal premio finale che li induce a dimenticare di vivere a pieno le proprie vite. Consiglierei il libro a chi ha voglia di una lettura  divertente, originale, spiazzante, che sprona a riflessioni personali che fanno crescere. Ritengo che sia  adatto anche ai ragazzi della mia età, per metterli in guardia dai pericoli legati alla brama di denaro che rende insensibili, aridi e fatalmente infelici. 

Mari vincerà il Premio Strega? Chissà! A me ha dato una bella occasione di confronto con persone diverse.

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