Prosegue anche in questo numero de “Le idi di…” lo spazio dal titolo “Una recensione al mese”, che la redazione del giornalino della scuola gentilmente offre ai professori della Commissione Biblioteca perché suggeriscano la lettura di un libro per loro particolarmente interessante o d’impatto. I libri che saranno suggeriti sono già in possesso della nostra biblioteca. Questo mese la staffetta passa alla professoressa Valentina Azzinnari con la recensione di Gli occhiali d’oro, romanzo di Giorgio Bassani pubblicato nel 1958 con Feltrinelli.
Pubblicato nel 1958, Gli occhiali d’oro di G. Bassani è uno dei romanzi più significativi del ciclo ferrarese dell’Autore. In una Ferrara ricca e affascinante ma oppressa dal fascismo, un giovane studente ebreo – voce narrante del romanzo – incrocia il suo destino con quello di Athos Fadigati – un maturo medico di illustre e riconosciuta fama. L’amicizia che nasce fra i due farà scoprire al narratore che dietro tutta la cultura e la raffinatezza del medico si cela un abisso di solitudine dovuto alla sua omosessualità. Ecco, dunque, che gli occhiali d’oro dello stimato e raffinato professionista diventano simbolo di una diversità sempre meno tollerata – così come l’ebraismo del narratore – una diversità che non potrà che andare incontro a una catarsi tragica.
Le tematiche principali ruotano attorno alla discriminazione, alla diversità e alla responsabilità collettiva. Sia il narratore, poiché ebreo, sia il medico, in quanto omosessuale, condividono un destino di esclusione imposto da una società ipocrita e moralmente cieca. Bassani mostra come la violenza dell’emarginazione non nasca solo dalla politica ufficiale del fascismo, ma anche dal silenzio e dal conformismo dei benpensanti.
Il linguaggio è elegante e controllato, privo di enfasi, tuttavia denso di emozione; ogni descrizione contribuisce all’atmosfera sospesa e malinconica del racconto. Lo sguardo del narratore è contemporaneamente empatico e distaccato, come se la memoria stessa filtrasse gli eventi attraverso una lente di triste lucidità.
Gli occhiali d’oro è un romanzo di grande finezza morale e stilistica, che trascende la dimensione storica per diventare una riflessione universale sulla solitudine dell’individuo emarginato e sulla complicità silenziosa di una società che esclude ciò che non comprende. È una delle opere più compiute di Bassani, capace di fondere introspezione psicologica e denuncia civile in un equilibrio raro nella narrativa italiana del Novecento.
Nell’uomo c’è molto della bestia, eppure può, l’uomo arrendersi? Ammettere di essere una bestia?