di Sofia Liverani, III F
Quanto m’è duro questo ultimo mio strazio! Amore, mio dolce marito… stringimi la mano. Annaspo, mi sento morire… eccola…! La vedo: la morte. Mi sorride. Sorride assai. Mi si sta avvicinando? No, ferma! Rimani dove sei! Non voglio—!
Lei… mi ha baciato. Proprio qui, sulla fronte. Ma non fa male. Anzi, devo ricredermi. È solo… strano.
Non vedo suoni, non sento luci, al tatto l’aria m’è buia. Sono… disorientato. Non ho riferimento alcuno, tranne che per un… non so definirlo. È più una sensazione generale che altro. È difficile spiegare. Intravedo qualcosa, come una specie di semisfera brillante – non che sia tanto luminosa, ma in queste tenebre assordanti poco ci vuole a farsi vedere.
Una creatura umanoide dall’aspetto alquanto androgino, abbigliata in maniera perfettamente anacronistica, esce da quella sfera e si avvicina a me. Sembra stia sorridendo? Posso considerarlo un sorriso? Ho qualche dubbio. Mi parla:
– Hernavré, Jean-Jacques?
– Sono io. Come sai il mio nome?!
– Sono dell’Ufficio Ricollocamento Anime.
– Ufficio che cosa? Chi sei? Dove sono?! Cosa significa tutto questo?!
– Calma, bello. Una domanda alla volta. Ho detto di essere dell’Ufficio Ricollocamento Anime (OSO).
– OSO…?
– Outplacement Souls Office. L’inglese fa figo anche nell’aldilà.
– Aspetta. Esiste un… ente? Che si occupa di… riposizionare gli spiriti…?
– È l’e-vita. Dopo che voi umani morite, l’anima si stacca dal corpo. Il corpo marcisce, e va be’, è inevitabile. Ma dell’anima dobbiamo occuparci noi.
– Quindi, in sostanza, il vostro ufficio si occupa di salvare le vite degli spiriti umani?
– No, non salvare, non salviamo nessuno. Archiviare, direi meglio.
– Archiviare? In che senso? La mia anima è solo un fascicolo d’archivio per voi?
– Be’, morto sei morto. Cosa potresti voler fare da morto?
– Anche se l’esistenza terrena è teoricamente finita, non ci sarebbe l’aldilà? Se la vita dopo la morte è come la descrivi tu, a me pare un po’… inutile, ecco.
– Non è “come la descrivo io”, J-J. Ci lavoro. Funziona così.
– E poi, la vita dopo la morte non dovrebbe durare all’infinito? Il mio viaggio nel mondo dei defunti è già giunto al capolinea? …e J-J cos’è, un soprannome?!
– Voi umani vi aspettate sempre chissà quali grandi cose dopo la morte: campi soleggiati, angeli che cantano, saloni con centinaia di porte ed eroi… Ecco… Dopo che morite… non c’è nulla.
– Nulla? La vita dopo la morte è solo il nulla? Vuoto? Zero? Nisba? Nada? Non esiste un’altra dimensione, un aldilà? Un paradiso? Anche un purgatorio – o un inferno! – a questo punto mi andrebbe bene.
– Esiste il GA.
– GA? Cos’è?
– Archivio Generale. General Archive, per i motivi suddetti.
– È lì che vanno a finire le nostre anime dopo che ci siamo spenti?
– Esatto.
– E una volta che ci si trova nel vostro archivio, c’è… non so, qualche altro luogo di destinazione a cui si può accedere? Oppure le nostre anime vengono destinate al niente assoluto?
– Rimangono nell’Archivio. Ed è un privilegio!
– Privilegio…?
– Solo le anime meritevoli vengono archiviate.
– E come si fa ad essere meritevoli? Che cosa deve fare un’anima per guadagnarsi una posizione nell’Archivio?
– Deve essere ricordata.
– Questo è tutto? Mi sembra troppo semplice. In fin dei conti, tutti noi veniamo ricordati, sia nel bene che nel male. Ogni essere umano viene conosciuto a suo modo nel corso della sua vita. Ognuno ha degli amici, dei familiari che lo ricordano. Eppure, se non ho capito male, la maggioranza di noi non giace nell’Archivio dopo la morte. Perché?
– Perché poi si viene dimenticati. Di solito succede così, per lo meno.
– Cosa intendi dire?
– Ti è mai capitato di andare in un cimitero e vedere una tomba di famiglia abbandonata? Significa che non c’è più nessuno che la va a trovare. Tutti si son dimenticati di quella famiglia, o sono morti a loro volta. A un certo punto, con il passare del tempo, tutti quelli che si ricordano di te muoiono. È inevitabile. Siete mortali, è la vostra fine.
– Non so come dirtelo con delicatezza, ma questo tuo discorso non è che mi convinca tanto. Non è possibile che l’aldilà sia solo un archivio in cui le anime sono destinate ad aspettare l’eternità…!
– Tu non hai capito un dettaglio. Un dettaglio alquanto importante. Nell’archivio non si aspetta nulla.
– Scusami? Non si aspetta niente? Allora che cosa succede esattamente, una volta che l’anima viene collocata nell’Archivio?!
– Una volta che metti un libro in biblioteca, cosa succede?
– Che vuoi dire? Rimane lì. E se mi serve, lo prendo.
– Esatto.
– Quindi le anime rimangono lì a essere dimenticate?
– Ed è qui che sbagli ancora. L’AG è un archivio che si basa proprio sulla memoria. Finché sulla Terra la gente si ricorda e parla di una certa anima, essa persiste. Una volta che tutte le persone che si ricordavano di quella muoiono, la sua cartella viene bruciata.
– Bruciata? Cioè, le anime sono destinate ad essere cancellate una volta per tutte quando nessuno più si ricorda di loro?!
– Esattamente.
– Quindi, quando non c’è nessuno che si ricorda di noi, noi… spariamo nel nulla? …per sempre?
– Non è così anche sulla Terra, dopo tutto?
– Io non—
– Vedo che la cosa ti preoccupa.
– Preoccuperebbe anche te se fossi umano! O umana. O qualsiasi genere tu sia, insomma!
– Forse, sì. Ma se la prendi con filosofia…
– Prenderla con filosofia?! Stai scherzando, spero!
– La cartella di Socrate sta tanto tranquilla.
– Ci credo! Nessuno dimenticherà mai Socrate!
– Stai solo facendo un dramma.
– Fammi capire meglio, almeno. Noi umani siamo impotenti in questo sistema. Non possiamo fare davvero nulla per evitare la cancellazione totale?
– Potete vivere vite degne di essere ricordate.
– E… tutti quelli che saranno dimenticati… non resta loro che essere dimenticati… per sempre? Questo è il loro destino? Ma allora che senso ha vivere?
– Non chiederlo a me.
– E invece è proprio di questo che ti voglio chiedere. Perché se per l’AG la vita dopo la morte consiste solo in questo, io non capisco il senso del vivere!
– Essere ricordati. …O almeno così diceva il Manuale. “Essere ricordati e ispirare i memori”. Capitolo III, paragrafo 5. Un’anima riccia e fulva continuava disperata a ripeterlo. Non smetteva di dire anche: “I sepolcri, i sepolcri! Giù le mani dai sepolcri!”. Chissà che voleva dire.
– Quindi se mi spengo in una vita anonima e dimenticabile, alla fine è come se non avessi mai vissuto in questo mondo?
– Più o meno, sì.
– È un pensiero davvero… davvero…
– Angosciante? Sì, in molti me lo dicono.
– E… il corpo? Che fine fa?
– Tu non hai corpo, caro mio.
– Certo che non ho corpo, è proprio questo il problema! Il mio corpo immagino che sia stato seppellito e che adesso si stia decomponendo. Ma la mia anima non appartiene a niente e a nessuno tranne che a me. E per questa ragione sono qui, no?
– No, l’anima non ti appartiene.
– Scusami?!
– Eh no. Convenzioni.
– Se non mi appartiene l’anima, che cosa c’è allora che ancora mi appartiene? Solo i miei ricordi, le mie emozioni e i miei pensieri?
– Tecnicamente… nulla.
– Nulla?!?
– I ricordi e i pensieri appartengono all’anima, ma per poter possedere un’anima c’è bisogno di un corpo. Non appena il corpo si perde, la proprietà dell’anima passa a noi.
– E chi l’ha detta, sta cosa?!
– Il Grande Capo. Ma è solo burocrazia. Sennò sai che caos, da queste parti, con tutte le anime in libera autonomia?
– Quindi mi stai dicendo che tutto ciò che appartiene a un essere umano si esaurisce con la vita?
– Vedila così: tutto ciò che è tuo, sulla Terra, appartiene ai viventi. Le tue memorie, le tue cose… passano ai vivi. E se a loro interessa, se sei stato meritevole, allora continueranno a curarle. Altrimenti le daranno via, esattamente come facciamo noi.
– Ma se le danno via non è come se non avessi mai vissuto? E se così fosse, che differenza c’è fra me e una roccia in un campo?
– Che la roccia non può produrre arte. Sei uno scrittore, tu, no?
– Certo, logico, non è senziente. Ma il fatto è che non riesco a dare un senso alla vita dopo la morte, se la morte consiste nel nulla. Come farei a non sentirmi svuotato e disilluso da tutto se alla fine l’aldilà si chiama “Archivio Generale”?!
– Senti, non l’ho mica creato io. Io ci lavoro soltanto.
– Ma comprendi almeno il mio punto di vista?! Sono stato cresciuto per tutta la mia vita a credere in un dio, in una serie di ideali e di riporre la mia fiducia in una migliore vita dopo la morte, che merito in base a cosa ho fatto in vita. Questo è completamente diverso!
– Ma in realtà no.
– È diametralmente opposto a ciò che mi aspettavo.
– Beh. Il Grande Capo c’è, e non si fa vedere. Delega tutto a noi entità minori. Poi, vivi dopo la morte se sei meritevole. Io non vedo tante differenze.
– Fa’ come vuoi.
– E poi nemmeno l’hai visto.
– Ah, non è questo?
– Questo è quello che un’anima tutta rossa e con un nasone definì Limbo.
– E che sarebbe…?
– Il posto dove ti spiego tutto. Ora andiamo?
– …E dove?
– Nel GA.
– …Devo?
– Be’, sei o non sei morto?
– Innegabilmente lo sono. Ma il pensiero non mi piace.
– Senti, bello, io non ci posso fare nulla. E poi, ehi, sei già morto: la parte peggiore è passata! A questo punto, il massimo che possono farti è rallentarti l’esistenza e lasciarti in stato di calda ibernazione.
– …Calda ibernazione?
– Al Grande Capo piacciono gli ossimori.
– Non… non posso dire che non voglio venire, non è così?
– Ma di che ti lamenti, tu, che sarai ricordato per secoli!
– Davvero? Sarò davvero ricordato? Qualcuno leggerà i miei scritti? Con il tempo il mio nome non verrà dimenticato? Credevo che le persone se ne sarebbero ricordate per qualche anno, forse, ma con il passare dei secoli, certamente perduto…
– Errato. Sai quanta gente studierà la tua epoca, i tuoi stessi scritti.
– Veramente? Non pensavo che il mio lavoro potesse essere di così grande interesse per la storia futura.
– E che, no? E quello di chi sennò?
– Continuo a non crederci.
– Ecco, crogiolati in questo pensiero. Perché probabilmente sarà l’ultimo che avrai.
– …L’ultimo?
– Salta in questo faldone. Tocca a te.