Prosegue anche in questo numero de “Le idi di…” lo spazio dal titolo “Una recensione al mese”, che la redazione del giornalino del “Giulio” gentilmente offre ai professori della Commissione Biblioteca perchè suggeriscano la lettura di un libro che a loro è piaciuto particolarmente o che trovano interessante e utile. I libri che saranno suggeriti sono già in possesso della nostra biblioteca o in arrivo grazie a “Io leggo perché”. Questo mese la staffetta passa alla professoressa Raffaela Bocci, con la recensione di Alessandro Baricco, Novecento, Feltrinelli 1994.
Un titolo, “Novecento”: saggio storico-letterario sul “secolo breve”?
No, no, nulla del genere.
Non un saggio, ma un monologo, un “racconto da leggere ad alta voce”, per me una sinfonia di parole, di suoni e di immagini come la geniale genesi di un nome, “Novecento”, il nome proprio del protagonista, al secolo “Danny Boodman T.D. Lemon Novecento”, costruito come una alchimia, fatta di piccole gioie e grandi sofferenze, che sa di buono, del profumo degli agrumi, cresciuti sotto la luce di un altro sole: “Lo trovò un mattino che erano già tutti scesi… in una scatola di cartone. Avrà avuto dieci giorni, non di più. […] trovò solo una scritta, sul cartone della scatola, stampata con inchiostro blu: T.D. Limoni […] Pigliò il bambino in braccio e gli disse: ‘Hello, Lemon!’ […] L’ho trovato nel primo anno di questo fottutissimo secolo, no?: lo chiamerò Novecento.- Novecento?-Novecento.-Ma è un numero!-Era un numero: adesso è un nome.”.
“Novecento”, del Novecento, e soprattutto dei suoi primi decenni, porta con sé tante suggestioni di un’epoca, di lunghi viaggi ‘epici’ su transatlantici, come il Virginian – tra i concerti danzanti della prima classe e gli emigranti della terza classe – e di corse di cavalli dai nomi improbabili: “Così il vecchio Danny morì sulla sesta corsa di Chicago, vinta da ‘Acqua potabile’ con due lunghezze su ‘Minestrone’ e cinque su ‘Fondotinta blu’. Il fatto è che non riuscì a non ridere, a quei nomi, e ridendo, schiattò”.
Sullo sfondo, come fil rouge del racconto, il suono di una musica irripetibile, fatta di note non ‘normali’, anch’essa alchimia irripetibile di melodie lontane, ragtime (“perché è la musica su cui Dio balla, quando nessuno lo vede”) e jazz (“quando non sai cos’è, allora è jazz”).
Per me, un piccolo scrigno in cui si racchiude una intera esistenza, uno scrigno intimo, segreto, in cui l’autore gioca abilmente con la sua straordinaria capacità di narratore e di affabulatore, di storyteller, e in cui è sempre piacevole perdersi, per ritrovarsi:
“Non sei fregato veramente finché hai da una parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”.
POSTILLA: per appassionarvi ancora di più al testo e all’autore, suggerisco di vedere la registrazione (circa un’ora, disponibile online) della messa in scena – per il Festival dei Due mondi di Spoleto 2025, poi replicato qui a Roma a settembre per il Romaeuropa Festival – di una delle scene più famose della storia, il “Duello”, tra il pianista di jazz Jelly Roll Morton e Novecento – entrambi interpretati magistralmente al pianoforte da Stefano Bollani -, con la tromba di Enrico Rava e la voce narrante dell’autore, Alessandro Baricco, sì, di persona personalmente.
Buona lettura e buona visione, a tutti e tutte!
Raffaela Bocci