Prosegue anche in questo numero de “LE IDI DI” lo spazio dal titolo “UNA RECENSIONE AL MESE” che la redazione del giornalino del “Giulio” gentilmente offre ai professori della commissione biblioteca perchè suggeriscano la lettura di un libro che a loro è piaciuto particolarmente o che trovano interessante e utile. I libri che saranno suggeriti sono già in possesso della nostra biblioteca o in arrivo grazie a “IO LEGGO PERCHÉ”. Questo mese continua la condivisione di passione per la letteratura il Prof. Vampa.

Recensione: “De beneficiis” di Lucio Anneo Seneca

Gli scemi dicono: “Abbiamo fatto Seneca”, come se un autore “si facesse”.  

Fare un autore” non è quasi nulla: l’essenziale è il varco che si schiude, la porta al proprio silenzio, alla propria intimità che faticosamente, impercettibilmente si apre quando un autore “si fa”. Il sentiero, “the long and winding road” che conduce poi alla rilettura, al ritorno, e finalmente alla confidenza. 

Del De Beneficiis di Seneca non conoscevo che le poche righe che il libro di letteratura latina gli dedica. Lo presi in Biblioteca per vanità più che per curiosità. Vi ho trovato la scienza della virtù più preziosa e dimenticata: la gratitudine. L’utopia di una società fondata sulla riconoscenza, i cui vincoli sono catene di fiori. Utopia, appunto, poiché il più facile ed il più comune dei vizi di noi “tristi” è l’ingratitudine, come ben sapeva Machiavelli: “E gli uomini hanno men rispetto di offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere; perché l’amore è tenuto da un vincolo di obbligo, il quale, per essere gli uomini tristi, da ogni occasione di propria utilità è rotto; ma il timore è tenuto da una paura di pena, che non abbandona mai”.  

Ogni pagina di questo libro poco conosciuto è una miniera di perle. Ne scelgo una tra mille:  

spesso ci sentiamo maggiormente in obbligo con chi ci ha donato cose da poco ma signorilmente, con chi  

“per la disposizione d’animo eguagliava le ricchezze dei re”, 

con chi ci ha concesso poco ma con animo pronto, con chi ha dimenticato la sua povertà guardando la mia, con chi ha avuto non la volontà, ma direi quasi la brama di aiutarmi, con chi nell’atto di beneficarmi si considerava lui beneficato, con chi ha dato come se non avesse mai dovuto ricevere un contraccambio, con chi ha ricevuto il contraccambio come se non avesse mai, a suo tempo, donato, con chi ha cercato apposta e ha prevenuto la circostanza per essermi utile”.  

Correte a prendere questa meraviglia, correte! Forse ancora lo trovate, dimenticato tra gli scaffali. E non piangete, mentre lo leggete, che rovinate le pagine e il libro è della Biblioteca. 

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