L’immagine è opera della stessa autrice del testo.
di Sofia Liverani, III F
Avvicinandosi il 25 aprile, pubblichiamo una traduzione in esametri dal neogreco e parziale interpretazione di Miroloi, una poesia antifascista che Maria Faradouri ha cantato negli anni ’70. Il testo originale è consultabile qui.
Nel nero cimitero ormai affollato,
tu, pioggia amara, allontanati, perfida,
da quella piccola fiamma fremente.
Lascia la pianta di giglio lì splendida,
che viva in gioia! Che ‘l veda la gente:
non è morto, s’è solo addormentato.
E tu, vento, tu grida col tuo fiato
che egli respira e che ha sulle sue labbra
un gran sorriso; taci le menzogne,
nascondi le sue fresche e imberbi membra
spente e quel sangue d’esequie non degne:
non è morto, s’è solo addormentato.
Lo sfioro, ancora caldo. Figlio amato,
limpida goccia d’un mar cristallino,
Risvegliati, fanciullo; te gagliardo
han preso di spalle un comun mattino,
senza difese, per mero stendardo.
Non è morto, s’è solo addormentato.
La pioggia batte sul tenero viso:
rimane inerte, non apre più gli occhi.
La terra che i bei fiori mette al mondo
riprende il corpo suo prima che invecchi.
Intanto guardo l’angelo mio biondo:
il mio bambino, l’han davvero ucciso.