di Riccardo Scala e Alessio Badami, I H
Lunedì 23 febbraio, all’interno del BiblioPoint Beatrice Costanzo si è tenuta la presentazione del libro “Riabitare i Classici” della scrittrice Alessandra Mazzei, coadiuvata dalla professoressa Filareto e da due studentesse della classe III F, Livia Maceratini e Beatrice Orsini.
La professoressa Morigine ha aperto l’incontro dando il benvenuto ai presenti e rivolgendo un particolare saluto all’autrice, ringraziandola per aver affrontato un lungo viaggio per essere presente a Roma. Ha quindi presentato il libro, definendolo una raccolta di saggi di carattere didattico, in cui la letteratura viene riletta nella sua funzione profondamente umana, come strumento di supporto e orientamento per l’esistenza, sia degli studenti sia dei docenti.
Ha inoltre sottolineato come l’opera rappresenti un testo di grande valore formativo, capace di entrare a pieno titolo nella scuola sia come manuale per gli studenti, sia come componente essenziale del bagaglio culturale dei docenti. Ha poi ringraziato i professori presenti, gli studenti partecipanti e il gruppo coinvolto nelle attività della biblioteca nell’ambito dei percorsi formativi, evidenziando l’importanza di rendere i ragazzi non soltanto fruitori, ma anche protagonisti attivi della vita culturale scolastica.
Successivamente, la parola è passata alla professoressa Filareto, che ha accolto con entusiasmo la presenza dell’autrice, sua ex collega e compagna di studi, e ne ha presentato il percorso professionale e culturale, evidenziando il suo impegno non solo come docente di lettere, ma anche come promotrice di numerose iniziative culturali, progetti di lettura e scrittura creativa, nonché direttrice di una collana editoriale dedicata agli autori emergenti.
La professoressa Filareto ha poi illustrato il libro Riabitare i classici tra letteratura e vita, pubblicato nel 2024 da Jonia Editrice, spiegando che esso è suddiviso in venti capitoli, ciascuno dei quali propone riflessioni sui grandi autori della tradizione classica e moderna, tra cui Virgilio, Seneca, Dante, Leopardi, Calvino e molti altri. Il testo si propone di riscoprire i classici non come semplici oggetti di studio, ma come strumenti fondamentali per comprendere sé stessi, sviluppare il pensiero critico e orientarsi nella ricerca del senso della vita.
La Filaretoe ha inoltre posto l’accento su come il libro nasca dall’esperienza diretta dell’autrice in qualità di insegnante e dalla sua profonda attenzione verso gli studenti, mostrando come la lettura dell’opera nelle sue classi abbia suscitato grande interesse, stimolato riflessioni personali e favorito una partecipazione emotiva significativa.
In seguito le due studentesse del III F hanno preso la parola, esprimendo il proprio apprezzamento per il libro e sottolineando come esso abbia permesso loro di riflettere sul proprio percorso di crescita personale e scolastica. La letteratura rappresenta infatti uno strumento fondamentale per sviluppare consapevolezza, senso critico e comprensione della realtà, dando risposta a domande esistenziali e universali, che iniziano a manifestarsi soprattutto in età adolescenziale. Le due alunne hanno inoltre osservato come l’opera dell’autrice contribuisca a rendere i classici più vicini e attuali, mostrando il loro valore non solo culturale, ma anche umano e formativo.
Successivamente Mazzei, ringraziando la scuola, i docenti e gli studenti per l’accoglienza ricevuta e per l’attenzione dimostrata, ha spiegato come il libro nasca dalla sua esperienza personale e professionale e dal desiderio di condividere riflessioni maturate nel corso degli anni di insegnamento. Ha sottolineato come il vero senso dell’opera risieda proprio nel confronto con gli studenti e nella possibilità di far rivivere i classici all’interno della scuola.
L’autrice ha discusso il paradosso delle materie classiche, spesso percepite come “inutili” in un’ottica di immediata spendibilità lavorativa e, con una citazione del professor Nuccio Ordine, ha ribadito che proprio questa “inutilità”costituisce il valore etico e filosofico necessario per navigare la complessità della società contemporanea e dello sviluppo tecnologico. La formazione classica è stata definita una “palestra mentale”dove la traduzione di una versione di latino assume una dignità logica e creativa pari a quella di un’espressione algebrica.
Nel corso dell’esperienza scolastica, la percezione della scuola dall’esterno è spesso diversa da quella vissuta dagli studenti. Il docente non si limita a trasmettere nozioni, ma accompagna lo studente in un percorso di crescita personale. Gli studenti non sono contenitori da riempire, ma individui che devono costruire la propria identità; in questo senso, le materie umanistiche aiutano a comprendere meglio sé stessi. Un apprendimento più lento e approfondito permette una maggiore interiorizzazione rispetto a uno più rapido e superficiale.
Successivamente alla scrittrice è stata data la possibilità di avere un confronto diretto con il pubblico, per eventuali domande e riflessioni sul libro. L’autrice ha così potuto riflettere con il pubblico sul viaggio di Dante Alighieri nella Divina Commedia. Dante si trova inizialmente smarrito nella selva oscura e vorrebbe salire direttamente verso la salvezza, ma viene guidato da Virgilio a intraprendere l’intero cammino, che prevede la discesa nell’Inferno e la successiva risalita. Questo percorso simboleggia il viaggio dell’animo umano dalle profondità del male verso il bene. L’autrice ha aggiunto che, pur non essendo l’errore l’unica via possibile, esso può rappresentare un’importante occasione di crescita. Ha inoltre sottolineato che non esiste una regola universale riguardo al salvarsi da soli o chiedere aiuto: vi sono momenti in cui è possibile farcela autonomamente e altri in cui è necessario il sostegno degli altri. Anche chiedere aiuto, ha precisato, richiede coraggio.
Essendole stato chiesto un consiglio per affrontare l’adolescenza, ha risposto che il “caos”, particolarmente presente nell’adolescenza, non va temuto ma accolto come uno spazio vuoto di piena potenzialità che precede la definizione della forma. È necessario che sia gli adulti che i giovani riconoscano la propria fragilità e fallibilità: accettare l’errore e il fallimento (“l’elogio del fallimento” di Pasolini) è una tappa fondamentale per la crescita.
L’’autrice ha spiegato che per Calvino esistono due modi per non soffrire nell’inferno della realtà: diventarne parte oppure cercare ciò che “inferno non è” e dargli spazio. L’ottimismo è dunque un atto di volontà e una scelta quotidiana: riconoscere il “puntino giallo” e farlo diventare un “sole” che illumina la vita.
Una riflessione ha riguardato anche l’attualità del Galateo, non un’opera polverosa sulle buone maniere a tavola, ma un testo profondo sull’arte della conversazione e sull’essere amabili verso il prossimo.
Riguardo il problema del canone, l’autrice ha sottolineato il bisogno di recuperare le voci femminili più meritevoli. La scarsa presenza di donne nei manuali è un dato storico legato al fatto che, in passato, le donne avevano meno accesso agli studi e ricoprivano altre funzioni sociali. Tuttavia, il canone è una “selezione di autori che vengono ritenuti più rappresentativi” ed è un concetto anche in divenire, poiché ogni epoca ha i suoi autori.
Con uno sguardo rivolto al futuro prossimo, l’autrice definisce un “indice di allarme” il fatto che i giovani deleghino all’IA domande esistenziali, poiché ciò significa che gli adulti hanno “abdicato a una funzione importante”, smettendo di essere guide credibili. Sottolinea che nessuna macchina può sostituire il valore delle “relazioni umane e del dialogo” con persone in carne ed ossa. Senza un ancoraggio etico e umanistico, la tecnologia corre in avanti rischiando di perdere la “dimensione valoriale” e causando più danni che vantaggi.