Anakyklosis: la degenerazione della civiltà

di Marcella Arena

Nell’antica Grecia si aveva un’idea del tempo molto lontana dalla nostra. Utilizzando la geometria, gli antichi guardavano al tempo come a un grande cerchio, che si muoveva ripetendosi, all’infinito, e loro lo osservavano in costante attesa del ritorno dell’età dell’oro. Per noi “moderni” il tempo è come una grande retta, che viene tracciata sempre nella stessa direzione, all’infinito, in avanti. Il concetto di linearità del tempo ci permette di credere che il nostro è un continuo evolversi, progredire, crescere. Ma cos’è l’evoluzione? O cosa la crescita?

Non si può semplicisticamente ridurre questi termini, con così vaste sfumature di significato, ad uno solo. Il progredire della specie riguarda una pluralità incommensurabile di aspetti; quello tecnico-scientifico, quello istituzionale-legislativo, quello sociale-culturale, quello morale-identitario. Se ci si deve attenere al nostro progresso in ambito scientifico, medico, sanitario, tecnologico, non c’è alcun dubbio che esso possa essere definito progresso. Siamo la civiltà della ruota, della carta geografica, della lampadina, della stampa, così come quella dei vaccini, del bisturi, della sterilizzazione, dell’anestesia e dell’epidurale. Un sempre più alto numero di paesi nel tempo ha adottato un sistema istituzionale-governativo democratico o semi democratico, e questo può sicuramente essere annoverato tra uno dei sintomi di evoluzione in questo ambito. Anche dal punto di vista sociale-culturale non si possono nascondere gli effettivi passi avanti a cui abbiamo assistito, quantomeno in una buona parte del mondo, circa la libertà di espressione, di parola, di stampa, i diritti delle donne, e forse solo ora una graduale apertura nei confronti della comunità LGBTQ+. 

Insomma, all’apparenza nulla ci vieta di condividere con piena fermezza al modo moderno in cui viene concepito il tempo.  C’è un “ma”; in ogni storia c’è sempre un “ma”, e in questo caso è un “ma” tremendamente devastante. 

Il 3 aprile 2020, comincia la diffusione sui social network, di alcune foto prese da 21 chat Telegram,50mila persone, di cui uomini -ragazzi, fidanzati, mariti e persino genitori -pubblicavano foto delle loro mogli, figlie, fidanzate accompagnati da commenti sprezzanti, pieni di odio, e di cattiveria sull’inutilità del genere femminile. 

In media di questi messaggi erano quasi 30 mila al giorno. 

Potremmo partire da qui per ricostruire l’evoluzione, la crescita, e il progresso in ambito morale-identitario. Non credo che si faccia particolare fatica, in questo caso, a sposare l’ipotesi circolare del tempo che davano gli antichi. Non credo che si faccia fatica a credere che esista una continua fase di evoluzione e involuzione del mondo che scorre in un cerchio, all’infinito. E infine non credo che si faccia particolare fatica a capire, a quale fase apparteniamo. 

La nostra società, sempre quella della stampa, del bisturi e di internet, che si mostra attiva nella lotta per la parità di genere e per l’uguaglianza sociale; questa società è la stessa nella quale questi esseri, che lascio a voi valutare se possano essere definiti umani o meno, si sentono in diritto di umiliare, violare, sottomettere al loro controllo bambine, ragazze e donne e successivamente di denigrarle, insultarle e rendere il tutto pubblico. 

La nostra specie perde così la sua primaria, prima e più fondamentale caratteristica: l’umanità. Non si tratta più di femminismo, di parità di genere, di eguagliare i diritti e le possibilità di tutti, qui si parla della abnegazione più completa e totale del concetto di civiltà.

Mi viene quindi tristemente da pensare che forse nemmeno gli antichi greci avessero ragione; che noi “moderni” siamo così geniali e innovativi da aver costruito un nuovo modo di guardare il tempo, che non richiede cerchi nè rette. Richiede solo una unità direzionale: indietro.

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