Formula E: gareggiare contro il cambiamento climatico, parte 1

  • By Alberto Liverani
  • 21 Gennaio 2020
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Era il 3 marzo 2011 quando Jean Todt, presidente della FIA (Federazione Internazionale dell’Automobile), e Alejandro Agag, imprenditore spagnolo, si incontrarono in un ristorante di Parigi e diedero vita al progetto Formula E, allo scopo di dimostrare il potenziale della mobilità sostenibile e contribuirà ridurre l’inquinamento atmosferico promuovendo la lotta ai cambiamenti climatici in tutto il mondo. Dopo tre anni di duro lavoro, nel 2014 a Pechino si svolse la prima gara. Da quel giorno la Formula E funge da banco di prova per i costruttori di automobili e i fornitori di mobilità elettrica. Nel corso delle competizioni che si svolgono per le strade di città di tutto il mondo, le auto in gara forniscono la possibilità di effettuare test e sviluppare tecnologie innovative. Nella prima stagione le vetture avevano le medesime caratteristiche tecniche: motore, batterie, elettronica, cambio e telaio monoscocca (quest’ultimo fornito dall’azienda italiana Dallara). Dalla seconda stagione in poi i regolamenti hanno permesso l’ingresso di nuovi costruttori, in particolar modo per la produzione del motore elettrico, dell’inverter e del cambio, oltre al sistema di raffreddamento, mentre la Michelin continua ad essere il fornitore ufficiale degli pneumatici. A causa della durata limitata delle batterie, fino alla stagione 2017/2018 le auto non riuscivano a concludere l’intera corsa; infatti, dopo aver completato metà dei giri, i piloti dovevano rientrare ai box, slacciarsi le cinture, saltare fuori dall’abitacolo, sgusciare nell’altra macchina e ripartire. Tutto ciò rendeva la visione del campionato quasi ridicola agli occhi degli spettatori. Fortunatamente dalla stagione 2018/2019 il campionato elettrico vede l’introduzione della Gen2, la nuova generazione di vetture: più potenti, più veloci e soprattutto in grado di portare a termine la gara senza interruzioni. Le nuove monoposto sono in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 2,8 secondi e di raggiungere una velocità massima di 280 km/h. Hanno una potenza massima di 250 Kilowatt, che si traducono in 340 cavalli. In gara la potenza è limitata a 200kW, mentre nel corso delle prove non ci sono restrizioni.

Ma come si svolge il campionato e come funziona una gara? Ecco il minimo indispensabile da sapere per assistere ad un e-prix.

Il fine settimana di gara si articola in questo modo: il venerdì si svolgono lo shakedown (verifiche generali del mezzo) e le prove libere 1 e 2; il sabato mattina i piloti, divisi in quattro gruppi, affrontano le qualifiche: il migliore di ogni gruppo dovrà partecipare alla Super pole, che consiste nel completare un unico giro per aggiudicarsi la pole-position. Nel primo pomeriggio si svolge l’e-prix, il fulcro del fine settimana. La gara dura 45 minuti, pertanto il numero dei giri varia di corsa in corsa; allo scadere dei 45 minuti inizia l’ultimo giro. Durante l’e-prix i piloti non possono ricaricare le batterie (nonostante le moderne tecnologie non è infatti ancora possibile in pochi secondi); essi devono gestire l’energia a loro disposizione, rigenerandola in parte tramite il sistema di frenata chiamato “brake-by-wire”, ma non eccedendo per non surriscaldare l’elettronica. Ovviamente i freni “classici” a disco sono svincolati dal rigeneratore e vengono usati in alternativa.

In attesa delle prossime Idi, nelle quali troverete la seconda parte di questo vademecum, fate tesoro di quanto letto per godervi l’e-prix del 15 febbraio che si svolgerà presso Città del Messico.

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  1. Grande Alfredo

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